

Sono vari i casi in cui uno sportivo incorre in questa problematica, dal calcio, alla pallavolo e in altri tipi di sport che prevedono lo spostamento con appoggio degli arti inferiori.
Innanzitutto è bene chiarire cosa sia la distorsione, cioè la parziale o totale rottura dei legamenti della caviglia, causati da un movimento scorretto che porta a caricare il peso corporeo in una situazione di disequilibrio. Nello specifico esistono distorsioni di primo, secondo e terzo grado.
Proprio per evitare questo tipo di infortunio è importante, nell’ambito della seduta di allenamento, dedicare uno specifico e curato spazio agli esercizi di propriocettività, cioè tutti quei movimenti che vanno a stimolare il controllo neuro-muscolare al fine di portare il corpo in una situazione di stabilità. Anche l’ausilio di persone qualificate, quali preparatori atletici o laureati in scienze motorie, può essere utile per svolgere il lavoro con maggior sicurezza. Altrimenti possono essere comunque consigliate alcune attenzioni, come:
Tuttavia rimane il fatto che ci sono alcuni fattori che possono favorire il manifestarsi di tali traumi, come ad esempio l’utilizzo di calzature non adeguate al tipo di attività sportiva, o il cavismo del piede, il mancato riscaldamento pre-seduta, la lassità ligamentosa, e tutto ciò che non garantisce una buona stabilità di partenza.
Nel caso in cui si verifichi l’infortunio la prima cosa da fare in campo è applicare del ghiaccio per alleviare il dolore e disinfiammare l’articolazione. Successivamente sarà utile far valutare il caso da un fisioterapista, il quale stabilirà se si è verificata una distorsione e di che grado è quest’ultima. In un secondo momento si può riprendere l’attività, in modo graduale e mirando in primo luogo alla stabilità: perciò saranno necessari una serie di esercizi propriocettivi (es: piegamenti delle gambe, isometria a gambe piegate) che rinforzino le strutture atte a stabilizzare l’articolazione tibio-tarsica assieme a spostamenti di campo a bassa intensità. Dopo una settimana di questo lavoro si può inserire un lavoro di maggior intensità, sempre prima propriocettivo (es: affondi frontali e laterali su tavola propriocettiva, camminare su tavole propriocettive), abbinando spostamenti o esercitazioni di campo più intense.
Dopo questo periodo di recupero l’atleta può rientrare nel gruppo squadra per sostenere gli allenamenti, facendo sempre attenzione alla prevenzione come scritto precedentemente.
Questo percorso varia a seconda delle sedute di allenamento svolte durante la settimana: è importante non sovraccaricare l’articolazione, ma dare stimoli diversi, e dosare il tempo di riposo in base all’intensità pretesa nell’allenamento.
Infine è bene tenere sempre un dialogo costante con l’atleta sulla sua percezione della fatica e del dolore per evitare di andare a infiammare nuovamente la zona interessata: meglio un recupero graduale e netto, piuttosto di veder riacutizzarsi il problema nel corso della stagione.
Simone Piccolo