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Dott. Adolfo Sangiorgio
Specialista in Urologia
MALATTIE DELLA PROSTATA E DINTORNI
Conoscere meglio il problema per aiutarci a scegliere
Le malattie ed i fastidi correlati a disturbi della prostata e delle vie genito-urinarie sono in grande aumento.
Il progressivo invecchiamento della popolazione e le condizioni di buona salute delle quali godono gli ultra settantenni oggi, fanno emergere alcuni aspetti che solo pochi anni fa venivano classificati come “inevitabili disturbi” correlati all’ eta’. Al tempo stesso le abitudini di vita dei giovani e degli adolescenti si stanno modificando e sempre piu’ spesso i giovani si rivolgono all’ urologo per conoscere meglio una parte “nascosta” del proprio corpo e che talvolta riserva fastidiose e prolungate sofferenze.
Per meglio capire e distinguere i sintomi correlati alle basse vie urinarie, elenco brevemente i disturbi piu’ comuni per capire quando bisogna modificare da soli le proprie abitudini e quando invece e’ indispensabile rivolgersi al proprio medico curante o allo specialista urologo.
Le malattie piu’ comuni della prostata possono essere classificate in tre grandi gruppi: le infezioni prostatiche, l’ ipertrofia prostatica benigna ed i tumori della prostata.
Le infezioni della prostata ( le cosiddette “prostatiti”) possono colpire qualsiasi eta’ma sono maggiormente frequenti nel giovane sessualmente attivo.
La prostatite acuta si manifesta improvvisamente con febbre, bruciori urinari, aumento considerevole delle minzioni, e sensazione di grave malessere generale. La sua origine e’ spesso batterica e la terapia si basa su assunzione di antibiotici ad ampio spettro e sul controllo dei sintomi dolorosi con farmaci sintomatici. La risoluzione del quadro richiede spesso diversi giorni ed il completo benessere si raggiunge solo dopo diverso tempo dal termine della terapie. E’ frequente, a giudizio del medico, la somministrazione di un nuovo ciclo di antibiotici quando il quadro non appare ancora migliorato sensibilmente dopo le prime cure. La prostatite cronica invece e’ un quadro che si manifesta in modo piu’ subdolo, con segni e sintomi lievi ma fastidiosi e spesso presenti da diverso tempo. Bruciori urinari occasionali, fastidi o dolore ad entrambi i testicoli, senso di incompleto vuotamento e fastidi imprecisati della zona perineale e perianale, accompagnano spesso questo quadro che spesso e’ trascurato dal Paziente.
Questo secondo quadro, benche’ meno grave del precedente, richiede invece una approfondita valutazione ed una ricerca scrupolosa delle cause che possono essere temporalmente anche lontane. Abitudini errate, alimentazione poco ricca di elementi nutrizionali importanti ed errori nelle abitudini sessuali possono spesso predisporre a fastidi genito-urinari anche complessi e di difficile soluzione.
L’ attenta valutazione da parte dello specialista e l’ analisi accurata delle possibili cause contribuiscono in maniera determinante alla risoluzione del quadro.
L’ ipertrofia prostatica consiste in un lento ma costante ingrossamento della prostata che con il tempo tende a comprimere l’ uretra (il canale dove scorre l’ urina) che passa al suo interno. La malattia e’ molto diffusa ed e’ influenzata principalmente dall’ eta’ , da fattori ormonali e da abitudini di vita errate. L’ evoluzione di tale malattia e’ cosi’ lenta che spesso non ci si accorge nemmeno dei cambiamenti in corso, e ci si abitua inconsciamente a disturbi ritenuti quasi normali. In questa fase ( detta fase di compenso) alcuni meccanismi vescicali riescono a compensare la progressiva ostruzione del flusso, rendendo i disturbi piu’ tollerabili. Improvvisamente pero’ i meccanismi di compenso vescicali vanno in crisi facendo comparire quadri acuti di ostruzione che possono arrivare fino all’ improvvisa impossibilita’ di urinare completamente da un giorno all’ altro.
E’ indispensabile pero’ inquadrare l’ ipertrofia prostatica mentre si trova ancora nella fase di compenso, perche’ in tale periodo ( che dura molti anni) sono moltissime le possibilita’ di recupero e cura del problema. Intervenire invece , anche chirurgicamente, quando la fase di compenso e’ stata superata, puo’ non garantire una completa ripresa delle funzioni minzionali, arrivando, nei casi piu’ gravi, anche a compromettere seriamente la funzione renale. E’ indispensabile quindi, a partire dai 50 anni di eta’, effettuare un controllo urologico anche in caso di assenza di particolari disturbi.
Con semplici accertamenti infatti, garantiremo al nostro apparato urinario una funzionalita’ ottimale che verra’ preservata per molti anni.
Ancor prima di eseguire complicati accertamenti invasivi, e’ utile sentire il parere dello specialista che sapra’ modulare gli esami necessari sulla base delle effettive esigenze. Oltre alla terapia, quando necessaria, sapra’ inoltre consigliare un insieme di comportamenti ed eventuali prodotti naturali che stanno recentemente emergendo per il loro potere curativo in assenza di significativi disturbi collaterali.
Il tumore della prostata costituisce il secondo tumore per incidenza nel sesso maschile, superato solamente dal tumore del polmone.
La sua evoluzione e’ molto lenta ed e’ sicuramente influenzata da fattori genetici ed ormonali. Abitudini di vita errate, una dieta ricca di grassi animali e povera di frutta e verdura e l’ assenza di alimenti con funzione di protezione favoriscono il suo sviluppo. La sua presenza e’ sicuramente correlata all’ eta’ e si stima che al di sopra degli 80 anni sia presente ( anche se in forma clinicamente non significativa) in piu’ dell’ 80% degli uomini.
La notevole differenza di incidenza tra le popolazioni asiatiche e quelle occidentali ( molto piu’ elevata) ha fatto pensare alla presenza di alcune sostanze alimentari con un grande potere di protezione nei confronti della malattia.
Una visita urologica con esplorazione rettale, associata ad un semplice esame del sangue ( PSA) consentono una diagnosi in piu’ del 90 % dei casi.
Le molteplici opportunita’ terapeutiche, una attenta analisi del significato clinico ed una valutazione specialistica consentono poi di differenziare la terapia che puo’ variare dall’ intervento chirurgico, alla semplice vigile attesa nei casi a comportamento meno aggressivo.
Una visita urologica di screening va effettuata a partire dai 55 anni di eta’, e verra’ ripetuta ad intervalli abbastanza lunghi ( 1-2 anni) a giudizio dello specialista in base a semplici parametri. Nel contempo lo specialista potra’ fornire indicazioni precise ed integrazione con principi farmacologici o naturali con effetti significativi di prevenzione. Alcune sostanze recentemente studiate contenute in alcuni alimenti ( soia, pomodoro, te’ verde, curcuma) hanno dimostrato un eccellente azione di prevenzione e cura in assenza di significativi effetti collaterali.
In un periodo caratterizzato da un importante aumento dell’ eta’ media della popolazione, in presenza di risorse economiche limitate, l’ aspetto della prevenzione diviene sempre piu’ importante per poter dare una risposta migliore, economica e sicuramente piu’ gradita. Il vecchio detto “prevenire e’ meglio che curare” non e’ mai stato cosi’ attuale e a fronte di tecnologie diagnostiche e terapeutiche sempre piu’ sofisticate, il semplice cambiamento di alcune abitudini e l’ assunzione di sani alimenti si impone come necessaria alternativa per un miglioramento del benessere di tutti.
Specialista in Gastroenterologia
INTOLLERANZA AL LATTOSIO
In caso di malassorbimento, il lattosio viene fermentato dalla flora del colon, con conseguente aumento della produzione di H2 (idrogeno) che risulterà quindi a concentrazione più alta nell'aria espirata dal paziente.
Diarrea? Crampi? Distensione addominale?
Esistono, infatti, diversi gradi di deficit, ed in virtù di ciò, un soggetto con deficit di lattasi può essere in grado, ad esempio, di assumere e digerire senza sintomi 12 grammi di lattosio, ma non 20 grammi, mentre un altro soggetto può assumerne senza alcun disturbo 20 grammi, ma non 30. La quantità di lattosio ingerito è quindi fondamentale nel determinare o meno la comparsa dei sintomi.
I tipici sintomi: DIARREA, CRAMPI ADDOMINALI, DISTENSIONE, FLATULENZA, sono abbastanza fastidiosi e talora si sovrappongono a quelli di malattie concomitanti aggravandone il quadro clinico o ritardandone la diagnosi, così come anche alla nota Sindrome dell’Intestino Irritabile.
Check-Up Ecografico Completo
Eco Collo, Eco Color Doppler Vasi Carotidei, Addome e Pelvi, Scroto
Nell’ottica della medicina preventiva si prefigge lo scopo di diagnosticare precocemente malattie croniche evolutive e/o tumori in fase preclinica o paucisintomatica.
Eco Color Doppler Vascolare
Carotidi: Sintomi di vertigine. Fruscio nel collo. Episodi sincopali con perdita di coscienza. Check-Up preventivo per escludere la presenza di placche carotidee (adulti, ipertesi e diabetici).
Arterie Periferiche: Sintomi di cattiva circolazione (dolori agli arti inferiori durante la marcia e/o crampi). Diabete.
Vene Periferiche: Varici agli arti inferiori. Flebiti e/o trombosi venosa profonda. Dolori e senso di pesantezza agli arti inferiori.
Ecografia Collo
Tiroidea, Paratiroidea e Ghiandole Salivari
Masse nel collo o nell’area della ghiandola tiroide. Alterazione degli ormoni tiroidei. Storia di irradiazione del collo (radioterapia). Anormalità e tumefazione delle ghiandole salivari.
Ecografia Addominale
Fegato, Colecisti, Pancreas, Milza, Reni, Surrenali, Aorta add., Intestino, Linfonodi
Dolori addominali. Sospetta calcolosi della colecisti. Masse addominali avvertite dal medico. Alterazione degli esami di laboratorio (transaminasi). Ittero. Aumento del volume dell’addome (presenza di liquido ascitico da cirrosi epatica). Infezioni addominali. Linfonodi patologici. Screening per cirrosi epatica e cancro nei Pazienti affetti da epatite virale da virus B e C. Diarrea cronica. Aneurisma dell’aorta addominale. Dolore lombare o al fianco. Ostruzione dell’uretere da calcolo. Infezione delle vie urinarie. Presenza di sangue nelle urine. Storia di calcolosi renale. Insufficienza renale. Cisti renali. Masse renali (tumori, altro).
Ecografia Pelvica
Vescica, Prostata, Utero e Ovaie
Dolore pelvico. Masse pelviche avvertite dal medico. Sanguinamento anomalo. Infezione pelvica. Utero fibromiomatoso.Tumori. Storia familiare di cancro ovario (screening). Infertilità (indagini per capirne le cause). Problemi prostatici (aumento di volume della prostata, difficoltà alla minzione, minzione durante le ore notturne). Elevazione del PSA prostatico. Nodulo prostatico avvertito dal medico in corso di esame rettale per lo screening del cancro prostatico. Ricerca del cancro in vescica…etc.
Ecografia Mammaria
Valutazione di masse viste alla mammografia o nel corso di una visita senologica al fine di discernere tra nodulo solido e nodulo cistico.
Ecografia Scrotale
Dolore testicolare. Tumefazione scrotale e/o massa avvertita dal paziente o dal medico. Infertilità per capirne le cause. Trauma testicolare. Sospetta torsione del testicolo. Varicocele (Eco Color Doppler).
Ecografia Muscoloscheletrica Cute
Spalla, Ginocchio, Caviglia, Polso, Tessuti Sottocutanei
Rottura dei tendini della cuffia dei muscoli rotatori. Dolore alla spalla. Sospetta rottura muscolare (traumi sportivi, incidenti). Tendinite o sospetta lesione tendinea. Masse o tumefazione nel tessuto sottocutaneo (lipomi, altro...). Articolazione del polso per la diagnosi precoce della sindrome del tunnel carpale e delle cause scatenanti.
DOTT.SILVIO SCARPELLI
Dott. Angelo Pomes
Specialista in Neurologia e Neuropsichiatria Infantile
La Cefalea
Quanti dei nostri lettori possono dire di aver sperimentato una volta almeno nella loro vita la cefalea?
Moltissimi se non quasi tutti!
La cefalea o mal di capo è di fatto un disturbo doloroso che spesso ci affligge rendendo penose le nostre attività quotidiane, mina la disponibilità verso noi stessi e gli altri e incide pesantemente sulla nostra qualità di vita.
Esistono innumerevoli tipi di cefalea che vengono fondamentalmente suddivise in due gruppi: le forme cosiddette primarie ,le più numerose, nelle quali il mal di testa è esso stesso la malattia e non riconosce altre cause e le forme secondarie in cui la cefalea è un sintomo di una malattia sottostante, in alcuni casi potenzialmente pericolosa.
In questo articolo ci soffermiamo brevemente e sommariamente sulle Cefalee primarie.
Le cefalee primarie si suddividono in vari tipi: L’Emicrania,con le sue varianti, la Cefalea tensiva, e la Cefalea a grappolo sono le principali.
Il 50-60% della popolazione soffre di cefalea e tale dimensione numerica fa del mal di testa un problema sociale.
La cefalea colpisce soprattutto l’età giovanile e adulta per poi tendere a diminuire con
Come si manifesta?
L’Emicrania comunemente si presenta come attacchi ricorrenti di dolore pulsante di intensità spesso forte che interessa prevalentemente un emicranio e si associa a nausea, raramente anche vomito,fastidio alla luce,ai rumori e anche agli odori. Ogni attacco dura in media da molte ore fino a tre giorni. Spesso costringe chi ne soffre a letto al buio nella quiete non permettendogli alcuna attività fisica o lavorativa. La stessa attività fisica può aggravare il dolore pulsante. Spesso,come molti dei lettori hanno sperimentato, la crisi di cefalea è preceduto 2-3 giorni prima da modificazioni dell’umore, maggior irritabilità, svogliatezza e aumento dell’appetito. A crisi cessata si ritorna a star bene.
In una certa percentuale di casi l’ emicrania, così come è stata descritta, è preceduta da deficit neurologici transitori consistenti ad esempio in intorpidimento di una emifaccia con emilingua associato a intorpidimento dell’arto superiore dello stesso lato, talvolta può esserci anche difficoltà o incapacità a parlare oppure compare una cecità di metà campo visivo. Disturbi tutti che, la prima volta, allarmano e gettano nel panico il soggetto e i suoi famigliari nel timore di paralisi irreversibili, con rapido ricorso allo specialista o al pronto soccorso. Tali deficit neurologici transitori caratterizzano l’Emicrania con aura.
La frequenza,la durata e l’intensità dell’emicrania presentano una elevata variabilità individuale.
In questo tipo di cefalea giocano un ruolo fondamentale per la sua insorgenza e mantenimento eventi emotivamente stressanti come la presenza di conflittualità famigliare o lavorativa,o la presenza di disturbi dell’affettività: ansia, depressione. Questo tipo di cefalea è più frequente nel sesso femminile,può manifestarsi a qualsiasi età, sebbene l’esordio fra i 20-40 anni sia il più frequente.
La Cefalea a grappolo si distingue per le seguenti caratteristiche: attacchi di dolore unilaterale, Intensità elevata, sede di manifestazione orbitaria, sovraorbitaria e/o temporale. Durano 10-15 minuti, con una frequenza variabile da un attacco ogni 2 giorni ad 8 attacchi al giorno. Gli attacchi si presentano anche di notte svegliando il paziente con dolore violento lancinante. Sono accompagnati da uno o più dei seguenti segni: congiuntive arrossate, lacrimazione, naso chiuso, sudorazione facciale, restingimento della pupilla, lieve caduta palpebrale, gonfiore palpebrale.
Gli attacchi si raggruppano in periodi di settimane o mesi (grappoli) separati da periodi di assenza dalle crisi di mesi o anni. Caratteristica di tale forma è che colpisce 9 volte su 10 gli uomini, e, per fortuna, vista la gravità del dolore, è discretamente rara.
Si deve convivere con la cefalea o vi sono cure che possono risolvere o alleviare di molto tale problema?
Molto spesso chi soffre di mal di testa tende a far da sé assumendo analgesici da banco e raramente ricorre al medico o allo specialista neurologo.
Il ricorso al medico invece è necessario prima di tutto per la diagnosi: accertarsi che la Cefalea non sia un sintomo di una malattia sottostante potenzialmente pericolosa e quando questa evenienza sia stata esclusa per impostare un corretto percorso terapeutico.
Nel trattamento della cefalea primaria distinguiamo quello in acuto e quello di profilassi, cioè il trattamento che tende a evitare il ripetersi delle crisi, quando queste sono frequenti,più volte al mese, e a migliorare la qualità della vita del paziente.
Scopo del trattamento in acuto è la risoluzione del sintomo dolore, la scomparsa dei sintomi associati e il rapido ripristino del benessere psicofisico del paziente. A tale scopo i farmaci che vengono usati sono vari: dai comuni analgesici o antiinfiammatori (Fans), agli ergotaminici. ),o a farmaci più specifici come i Triptani.
Il trattamento di profilassi dell’emicrania è un momento complesso che vede lo specialista impegnato nel definire e inquadrare il tipo di cefalea di cui il paziente soffre.
Ricerca in via preliminare la presenza di eventuali fattori scatenanti la cefalea ad es. nutrizionali (alcool, cioccolato, formaggi stagionati, insaccati,ecc.); ambientali (ritmo sonno/veglia, rumore, stress),farmacologici (nitroderivati, la pillola anticoncezionale,ecc) al fine di escluderli.
Il trattamento farmacologico si avvale di più classi di farmaci: beta bloccanti, calcioantagonisti, antagonisti dei recettori 5 HT2 , antidepressivi, ecc. Il trattamento farmacologico spesso non è disgiunto dal trattamento psicoterapeutico del paziente di cui si valuta la presenza di situazioni conflittuali o stressanti e la presenza di turbe dell’umore. Anche il ricorso a tecniche di rilassamento possono entrare nelle indicazioni della profilassi delle cefalee.
Da quanto su detto l’inquadramento clinico e il successivo trattamento non è cosa semplice, per questo lo specialista neurologo esperto rappresenta colui a cui far riferimento.
Dr. Guido Cappellaro
Specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione
L’idrokinesiterapia come tecnica di cura si è sviluppata piuttosto recentemente, in particolare nei paesi anglosassoni durante e dopo la seconda guerra mondiale, successivamente in altri paesi.
Un programma riabilitativo in vasca terapeutica è oggi determinante per ottenere in ambito di patologie ortopediche,reumatologiche e neurologiche risultati positivi non altrimenti perseguibili in un ambiente condizionato dalla forza di gravità.
a) La spinta idrostatica, che produce il galleggiamento in opposizione alla forza di gravità ( il peso del corpo diminuisce) facilitando ad esempio sia il recupero del tono muscolare che della escursione articolare.
b) La pressione idrostatica che favorisce il circolo venoso di ritorno riducendo gli edemi, tramite l’aumento della pressione endoaddominale favorisce l’espirazione, favorendo gli scambi respiratori.
c) Resistenza dell’acqua: un movimento lento e continuo in acqua,grazie alla spinta di galleggiamento, ottiene una facilitazione al movimento stesso e quindi un aumento della mobilità articolare; raddoppiando la velocità di esecuzione la resistenza dell’acqua aumenta di quattro volte e quindi si ha una azione di contrasto al movimento stesso migliorando così il trofismo muscolare.
d) Azione idromassoterapica. La pressione esercitata dall’acqua esercita una vera e propria azione massoterapia con tutti gli effetti di tale metodica: azione antiedemigena,antalgica, miorilassante.
e) Azione termoterapica. La temperatura delle vasche di idrokinesiterapia è mantenuta tra i 30° e i 32° C. A questa temperatura il bagno è miorilassante e sedativo. L’azione termoterapica si mantiene costante per tutta la durata del trattamento, diversamente da quanto si verifica per altri mezzi fisici.
f) Effetti psicologici. L’acqua calda ha un’ azione euforizzante e questa sensazione di benessere ha grande importanza nel programma riabilitativo. Inoltre la presa di coscienza da parte del paziente sulle sue possibilità di movimento aumenta le motivazioni riguardo al programma terapeutico e la collaborazione nei confronti del terapista.
Va precisato che le caratteristiche degli impianti per uso balneare non sempre sono idonee per scopi terapeutici, sia per le attrezzature che per i valori della temperatura dell’acqua, sensibilmente più bassa rispetto a quella degli impianti terapeutici.
- Raccolta della storia clinica, familiare e personale dell’atleta
- Visita cardiologica con esecuzione dell’elettrocardiogramma a riposo e sotto sforzo
- Spirometria
- Esame delle urine
- Esame del visus
- Visita specialistica in medicina dello sport e rilascio del certificato di idoneità o non idoneità all’attività agonistica e non.
Dott.ssa Vanesa Germoni
Specialista in Geriatria
L’osteoporosi è una malattia sistemica dello scheletro caratterizzata da riduzione della massa ossea e da deterioramento della microarchitettura dell’osso con conseguente aumento della fragilità dello scheletro e predisposizione alle fratture.
Malattia poco conosciuta e ignorata fino a qualche anno fa, rappresenta oggi una patologia di grande interesse ( nello scorso Ottobre si è celebrata
L’osteoporosi è un problema clinico molto comune ed è uno dei fattori più importanti che contribuiscono alla perdita di indipendenza degli anziani provocando dolore e atteggiamenti viziati in particolare a carico del rachide dorso-lombare, crolli e fratture vertebrali, fratture femorali, con conseguenti invaldità significative peggiorando di conseguenza la qualità della vita per perdita della autonomia alle principali attività della vita quotidiana.
L’osteoporosi è spesso associata ad altre cause, comportandosi come conseguenza di una malattia che la determina. D’altra parte numerose persone vengono classificate banalmente come affetti da osteoporosi ma che in realtà soffrono di altre patologie che hanno meccanismi di demineralizzazione diversi e che pertanto necessitano di una specifica terapia.
Il problema dell’osteoporosi rimane strettamente connesso con quello dell’invecchiamento perché le fratture si verificano soprattutto in età avanzata. Le fratture sono una evenienza frequente già dopo i sessanta anni. A 50 anni di età, nelle donne, il rischio di subire una frattura da osteoporosi al femore, vertebre e anca nella restante parte della vita è di oltre il 40% pari a quello delle malattie cardiovascolari. Tuttavia lo studio epidemiologico dell’osteoporosi è difficoltoso per molte ragioni, la più importante è forse data dal fatto che la semplice riduzione della massa ossea è di per se stessa asintomatica e pertanto le manifestazioni cliniche sono correlate esclusivamente alla sua principale complicanza che è la frattura e alle conseguenze che da essa derivano.
La frattura rappresenta il risultato di un lungo processo i cui determinanti principali sono la ridotta massa ossea e le cadute. Gli anziani cadono piuttosto facilmente e le conseguenze di una caduta possono essere molto gravi, con fratture, disabilità e addirittura il decesso per le complicanze sopravvenute alla frattura stessa. La causa delle cadute è varia e complessa: inciampare, perdere l’equilibrio, avere scarsa vigilanza, ma anche sincopi, TIA, deficit visivi, ecc. La caduta è senz’altro favorita dalle barriere architettoniche, mancanza di opportuni ausili o scarsa illuminazione negli ambienti.
Alla luce di quanto detto una importanza rilevante riveste la prevenzione dell’osteoporosi che deve iniziare quanto più precocemente possibile. Ciò è in particolare necessario per le donne che presentano il maggior rischio e la maggiore probabilità dello sviluppo di osteoporosi. Contrariamente a quanto si possa presumere gran parte dei costi sociali e sanitari conseguenti all'osteoporosi e alle sue complicanze non sono legati ai costi farmacologici, ma alle conseguenze di osteoporosi misconosciuta (invalidità transitoria e/o permanente, mortalità precoce e quindi evitabile, cura e riabilitazione ecc). Per tentare di ridurre l'impatto sanitario e sociale di una patologia per lo più asintomatica, progressiva e potenzialmente invalidante quale è l'osteoporosi, appare prioritario perseguire un percorso di prevenzione tramite approccio diagnostico con esame densitometrico e l’ultrasuonografia, trattamento medico e riabilitativo(es. di potenziamento muscolare,es. posturali) e di promozione della salute (adeguato apporto di calcio con l’alimentazione, norme igieniche), in definitiva opera di sensibilizzazione sui vantaggi collegati all'adozione di stili di vita sani in una visione che abbracci l'intero corso della vita.
- Durata 2-9 mesi
- Dolore ingravescente diffuso di spalla, perdita graduale dell’articolarità gleno-omerale
- Impotenza funzionale progressiva a carico dell’arto interessato
- Durata 4-12 mesi
- Importante limitazione articolare, con perdita dell’extrarotazione, intrarotazione e abduzione
- Durata altamente variabile
- Recupero graduale del movimento.
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Per Circ. e Forza Sovr. Intendiamo un circuit training avente per obiettivo il potenziamento muscolare del busto e degli arti superiori a cui fanno seguito gli esercizi di forza con sovracarico per gli arti inferiori. Vanno effetuati entrambi in palestra prima di entrare in campo.
Le esercitazioni miste, ovvero quelle forse più specifiche per il calciatore in quanto miranti congiuntamente all’incremento delle qualità fisiche e tecniche, vengono svolte a seguire, insieme a quelle prettamente tecniche
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- traumatica (recente – inveterata)
- dismetabolica (acuta – subacuta – cronica)
- infiammatoria (acuta – cronica)
- 2-3 settimane di apparecchio gessato con piede in equinismo;
- 3-5 settimane di gambaletto gessato con caviglia in flessione neutra consentendo la deambulazione, con carico completo dopo 6 settimane dall’intervento;
- ritorno alla corsa dopo 14 settimane, con ripresa dell’attività sportiva non prima dei 5 mesi dall’intervento chirurgico dopo valutazione clinica e funzionale della gamba operata.
- controllo dell’infiammazione e dell’edema
- prevenzione delle aderenze
- prevenzione dell’atrofia muscolare
- recupero dell’escursione articolare
- recupero completo dell’articolarità e della forza muscolare
- recupero dell’elasticità tissutale
- ottimizzazione del recupero tendineo
Dottore in Fisioterapia
Epicondilite
